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Nipah Virus

È di questi giorni (gennaio 2026) la segnalazione di un’impennata di casi di virus Nipah in India.

Un virus poco conosciuto nei paesi occidentali ma al quale porre attenzione stante l’elevata letalità. La mortalità infatti oscilla tra il 50 e 70% dei casi.

 Fu segnalato la prima volta in Malesia nel 1999 nel villaggio Sungai Nipah (da cui il nome). 

Il virus Nipah (NIV) è un virus a RNA della famiglia Paramyxoviridae ed è classificato nel genere Henipavirus. Altri virus patogeni umani di questa famiglia sono il virus Hendra (HeV), il virus del morbillo, il virus della parainfluenza umana e il virus della parotite.

Il virus Nipah (NiV) è un patogeno zoonotico (trasmesso da alcune specie animali)  che causa gravi malattie respiratorie e encefaliti. Attualmente sono conosciuti tre ceppi del virus: NiV-Malaysia (NiVM), NiV-Bangladesh (NiVB)    e NiV-India (NiVI). Il NiV ha un alto potenziale pandemico ed è stato inserito nella lista dei patogeni prioritari dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ciò impegna le istituzioni ad una ricerca approfondita del fenomeno onde evitare di trovarci senza armi disponibili come accaduto col covid.

In India hanno attivato idonee misure di sicurezza soprattutto in ambito ospedaliero (sorveglianza, isolamento).

​Attualmente non c’è alcun rischio in Italia e in Europa anche perché il virus non ha la medesima capacità diffusiva del COVID o dell’influenza.

Però l’esperienza del COVID ci insegna a non sottovalutare focolai epidemici ancorché insorti in aree lontane.

Il virus circola nei pipistrelli della frutta e si trasmette all’uomo attraverso gli stessi pipistrelli o attraverso gli animali domestici infettati, in particolare i maiali considerati ospiti intermedi, generalmente ingerendo o manipolando alimenti contaminati con saliva, urina ed escrementi. Può essere trasmesso direttamente da persona a persona attraverso il contatto stretto con persone infette mediante i fluidi corporei (sangue, saliva) o droplet respiratori (es. starnuti).

​Il periodo di incubazione varia solitamente da 4 a 14 giorni. In alcuni casi può arrivare ai 45 giorni. I sintomi progrediscono in tre fasi principali:

​Fase Influenzale: febbre alta, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito e mal di gola, astenia, malessere generale.  

È la fase in cui si dovrebbe intervenire precocemente ma è generalmente sottovalutata in quanto ritenuta una semplice sindrome influenzale, spesso senza accedere ad una struttura sanitaria o dal proprio medico curante. E’ però fondamentale che qualsiasi sintomo insorto dopo un viaggio in un paese a rischio venga valutato da un medico.

​La fase successiva è quella respiratoria: tosse persistente e difficoltà respiratorie (dispnea) ingravescenti. E’ spesso sintomatica di una polmonite virale che sappiamo sempre difficile da trattare.

​L’ultima fase è la neurologica: sonnolenza, disorientamento e confusione mentale, anomalie del comportamento. Nei casi gravi l’evoluzione in encefalite può portare a convulsioni, rigidità nucale ed infine al coma entro 24-48 ore.

Oltre il 90% delle infezioni colpisce il SNC e il 62% delle infezioni colpisce il sistema respiratorio. Nei soggetti sopravvissuti si riscontrano conseguenze a livello neurologico

La diagnosi si basa sul tampone naso faringeo o analisi di laboratorio sul liquido cerebrospinale attraverso la rilevazione dell’RNA virale tramite test di amplificazione degli acidi nucleici o tramite l’utilizzo di anticorpi monoclonali.

​​Non esiste una terapia specifica: il trattamento si basa su terapie di supporto (idratazione, ossigeno, controllo delle convulsioni). Gli antivirali attualmente disponibili non sembrano mostrare qualche efficacia.

Questo impone maggiore attenzione alla prevenzione.

Lavare accuratamente la frutta, sbucciarla, evitare di consumare frutti che presentano segni di morsi di animali e mantenere una rigorosa igiene delle mani se si viaggia in zone endemiche. Cuocere bene la carne ed evitare assolutamente piatti a base di carne cruda. Quindi teniamolo presente quando organizziamo un viaggio nei paesi a rischio. (India, Bangladesh, Malesia, Filippine). 

Dal punto di vista istituzionale va monitorata e controllata l’importazione di carni da questi paesi

​Vaccini: A dicembre 2025, l’Università di Oxford ha avviato i primi test clinici di Fase II per un vaccino sperimentale (ChAdOx1 NipahB) in Bangladesh. Attualmente l’unico vaccino disponibile è di tipo veterinario e viene utilizzato nei cavalli (nei paesi a rischio).

Va ricordato che il Nipah virus è un virus di biosicurezza livello 4 e quindi va studiato solo in laboratori che rispettano rigorosi controlli di biocontenimento. In Italia attualmente esiste solo un laboratorio di livello 4, a Roma.

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