I vaccini rappresentano lo strumento più efficace per prevenire le malattie infettive: stimolano una risposta immunitaria attiva capace di proteggere la persona vaccinata dall’infezione e dalle sue complicazioni…ma non è tutto: le vaccinazioni sono in grado di proteggere sia la singola persona vaccinata che l’intera collettività.
Infatti, un’elevata adesione alle vaccinazioni impedisce la diffusione delle malattie portando alla possibile eliminazione delle malattie stesse: ne è un esempio il Vaiolo, che fu eradicato a livello mondiale nel 1980; anche la Poliomielite, grazie ad un numero elevato di persone vaccinate, è in via di eliminazione.
Nel primo anno di vita, vengono offerte gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale diverse vaccinazioni che possono essere co-somministrate. I bambini, dopo circa 60 giorni dalla nascita, vengono invitati alla prima vaccinazione con un appuntamento scritto, di solito inviato tramite lettera, dove viene indicata la data e l’orario in cui recarsi al centro vaccinale di appartenenza.
Il giorno dell’appuntamento, i genitori troveranno all’interno dell’ambulatorio vaccinale il Medico e l’Assistente Sanitario/Infermiere che procederanno con l’anamnesi e la somministrazione dei vaccini, oltre a rispondere ad eventuali dubbi e dare consigli sul post vaccinazione.
Potrebbe sembrare troppo presto sottoporre un bimbo di pochi mesi alla vaccinazione ma gli studi dimostrano che i neonati sono in grado di rispondere in maniera ottimale ai vaccini sin dalla nascita.
Attendere più tempo non aumenta la sicurezza della vaccinazione bensì prolunga il periodo in cui il bambino è suscettibile alle infezioni prevenibili con il vaccino, inoltre, dopo i due mesi di vita la protezione assicurata dagli anticorpi materni scompare.
Nel primo anno di vita tutti i bambini dovrebbero essere vaccinati nei confronti di alcune malattie infettive molto importanti: Poliomielite, Difterite, Pertosse, Tetano, Epatite B, Haemophilus influenzae di tipo B (hib), Pneumococco, Meningococco B e Rotavirus (anche il vaccino contro l’Influenza è consigliato a partire dai 6 mesi); si prosegue poi nel secondo anno di vita con il vaccino contro Morbillo-Parotite-Rosolia-Varicella e Meningite ACWY. Da qualche anno viene somministrato, nei primi mesi di vita, anche l’anticorpo monoclonale contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV), che è molto efficacenel prevenire le forme gravi e complicate di malattia da RSV.
Non vi sono motivi per rinviare le vaccinazioni: alcune di queste malattie, infatti, sono più frequenti e più temibili proprio nei primi mesi di vita e per questo è importante proteggere il bambino il più presto possibile. Ne è un esempio la pertosse: nel 2024 c’è stato un aumento dei ricoveri per pertosse dell’800% rispetto al 2022 e al 2023, nella maggior parte dei casi riguardavano neonati e lattanti non vaccinati sotto i 4 mesi di età, inoltre il 95% delle madri di questi bambini non era vaccinata e l’80% non aveva ricevuto alcuna informazione sulla disponibilità di una vaccinazione prenatale. Proprio così, per proteggere i neonati nei primi mesi di vita, quando non hanno ancora ricevuto le prime vaccinazioni, si consiglia alla mamma durante la gravidanza di sottoporsi alla vaccinazione contro la pertosse (il vaccino protegge anche contro tetano e difterite) tra la 27° e la 36° settimana di gestazione. L’immunità passerà al bambino tramite la placenta e gli fornirà una protezione passiva fino a quando non sarà abbastanza grande per essere vaccinato contro la pertosse.
Un recente studio condotto negli Stati Uniti, ha dimostrato che la vaccinazione riduce del 78% il rischio che il bambino si ammali di pertosse, se effettuata nelle tempistiche sopra descritte. Le vaccinazioni rappresentano l’unica strada per difenderci dalle malattie infettive. Grazie al fenomeno dell’immunità di gregge, le vaccinazioni non solo proteggono noi stessi, ma anche le persone che non possono essere vaccinate per determinati motivi (persone fragili, neonati…). Quando il numero di bambini immuni è molto alto, si crea una vera e propria barriera che impedisce la circolazione del germe. Per questo, in Italia, esiste una legge che prevede l’obbligo vaccinale da 0 a 16 anni, pertanto l’accesso del minore non vaccinato ai servizi educativi/scuole dell’infanzia pubbliche e private non dovrebbe essere consentito in modo da evitare epidemie che potrebbero generare catastrofi, visto che si parla di malattie mortali.
AS Lucrezia
