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Difterite: rischio sempre presente

La difterite è una malattia infettiva acuta causata dal Corynebacterium diphtheriae, un bacillo gram-positivo che produce una potente esotossina. Pur essendo stata una delle principali cause di mortalità infantile nei secoli scorsi, l’introduzione della vaccinazione ha drasticamente ridotto l’incidenza nei paesi industrializzati.

Nel 1883, Klebs identificò l’agente causale, mentre Löffler nel 1884 descrisse la tossina. La scoperta dell’antitossina difterica da parte di von Behring nel 1890 rappresentò una pietra miliare nella medicina, inaugurando l’era della sieroterapia. Negli anni Trenta furono sviluppati i primi vaccini  efficaci.

Agente eziologico

Corynebacterium diphtheriae un batterio a forma di bastoncino. Il batterio produce una tossina difterica solo quando infettato da un virus (fago β) che contiene il gene tox. Esistono tre biotipi principali: gravis, intermedius, e mitis, con differenze nel quadro clinico e nella severità della malattia.

Epidemiologia 

Nei paesi con programmi di vaccinazione sistematici, l’incidenza è scesa a meno di 1 caso per 100.000 abitanti. Tuttavia, la malattia rimane endemica in aree con bassa copertura vaccinale, come alcune regioni dell’ex Unione Sovietica, dove epidemie sono state documentate negli anni Novanta con migliaia di casi. L’uomo è l’unico serbatoio naturale. La trasmissione avviene per via aerea attraverso goccioline respiratorie, con un periodo di incubazione tipicamente di 2-6 giorni (range: 1-10 giorni).

A seguire un elenco delle ultime epidemie a fronte di coloro che ritengono scomparsa la malattia.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha documentato una grave recrudescenza con oltre 20.000 casi sospetti e più di 1.200 decessi distribuiti in 8 Paesi. La Nigeria ha registrato l’impatto maggiore (oltre 12.000 casi), seguita da Ciad, Niger, Guinea, Mali, Mauritania, Sudafrica e Algeria. 

​  2023-2025:

  • Somalia: Un’epidemia diffusa nei campi per sfollati ha contato oltre 1.800 casi sospetti e circa 90 decessi. Il crollo dei servizi sanitari territoriali con riduzione della copertura vaccinale ha avuto un ruolo decisivo.
  • Haiti: l’instabilità politica ed economica hanno causato una costante trasmissione del batterio, con quasi 1.000 casi sospetti registrati nel 2025.

2017-2018

  • Bangladesh e Yemen: focolai di vaste dimensioni sono nati nelle tendopoli di Cox’s Bazar (oltre 7.000 casi sospetti tra i rifugiati) e nelle zone di guerra dello Yemen.

In passato:

1990-1998

  • Ex Unione Sovietica: La più grande epidemia in un’area sviluppata dal secondo dopoguerra. Il crollo del sistema sanitario sovietico e la mancanza di richiami negli adulti portarono a oltre 157.000 casi e 5.000 decessi. 

     2016–2018

  • Venezuela: l’interruzione dei programmi vaccinali portò alla riapparizione della patologia dopo 24 anni, causando oltre 1.000 casi confermati.

Situazione in Europa e Italia 

Europa (2022–2025): l’ECDC ha tracciato casi sporadici e piccoli cluster (soprattutto nella forma cutanea) in Germania, Austria, Repubblica Ceca e Svizzera, concentrati in prevalenza tra persone non vaccinate o popolazioni in condizione di marginalità.

Italia: L’infezione è considerata eradicata sul piano epidemico grazie all’elevata copertura vaccinale. Nell’agosto 2026 è stato segnalato a Palermo il decesso di una bambina di 4 anni non vaccinata.

Come agisce la tossina difterica

La tossina difterica è una proteina di 535 aminoacidi prodotta esclusivamente dai ceppi infettati dal virus citato in precedenza. La tossina si lega alle membrane cellulari provocando la morte delle cellule. A seconda dei tessuti colpiti abbiamo la cardiotossicità, la neurotossicità periferica  e  renale caratteristiche della malattia.

Il contagio avviene quasi esclusivamente tra esseri umani con le seguenti modalità:

  • ​Goccioline respiratorie (Via aerea): È la via principale. Si trasmette attraverso le microgoccioline di saliva o secrezioni nasali diffuse nell’aria con colpi di tosse, starnuti o semplicemente parlando.
  • ​Contatto diretto con lesioni: Il batterio può passare attraverso il contatto diretto con le piaghe o le ulcere della pelle di persone affette da difterite cutanea.
  • ​Contatto indiretto: Meno frequente, avviene toccando oggetti, biancheria, stoviglie o superfici recentemente contaminate dalle secrezioni di un malato.
  • ​Portatori sani: Gli individui infetti ma privi di sintomi (o con forme molto lievi) possono comunque trasmettere il batterio ad altri per diverse settimane in assenza di un opportuno trattamento antibiotico.

Sintomi

Difterite respiratoria (forme faringea e laringea):

È la forma più frequente (80-90% dei casi). Inizia con faringodinia, febbre lieve-moderata (38-39°C) e malessere generale. Entro 2-3 giorni compare una caratteristica pseudomembrana grigio-biancastra, aderente, che tende a staccarsi difficilmente lasciando superfici sanguinanti. La pseudomembrana parte solitamente dalla fossa tonsillare, progredendo verso palato molle, faringe posteriore e laringe. Nel caso di coinvolgimento laringeo, si sviluppa laringite difterica con disfonia, tosse e potenziale ostruzione delle vie aeree con elevato rischio di soffocamento.

L’immissione della tossina nel circolo sanguigno può causare danni a distanza di giorni o settimane:

  • ​Miocardite: Infiammazione del muscolo cardiaco con rischio di aritmie e insufficienza cardiaca e necrosi miocardio. È la causa prevalente di morte 
  • ​Danni neurologici: Paralisi dei nervi cranici o periferici (difficoltà a deglutire, visione doppia, debolezza muscolare ad arti e diaframma).
  • ​Insufficienza renale acuta.

Forma cutanea

Comparsa di piaghe, lesioni o ulcere dolorose sulla pelle (più frequenti su gambe e mani), spesso ricoperte da una crosta o patina grigiastra. È una forma meno letale di quella respiratoria.

Diagnosi

La diagnosi di difterite è essenzialmente clinica e deve essere considerata di fronte a una pseudomembrana faringea non facilmente rimovibile. La conferma colturale è importante ma non deve ritardare il trattamento. Il tampone deve essere preso prima dell’antibioticoterapia e la PCR consente l’identificazione rapida di C. diphtheriae e la ricerca del gene tox.

Terapia

Il trattamento della difterite si basa su due componenti fondamentali: l’antitossina difterica (DAT) e la terapia antibiotica. L’antitossina è un preparato di immunoglobuline equine che neutralizza la tossina; l’efficacia è massima se somministrata precocemente. La penicillina G è l’antibiotico di prima scelta (2 milioni di unità IV ogni 4-6 ore per 7-10 giorni); in alternativa, l’eritromicina può essere utilizzata in caso di allergia. È importante sottolineare che gli antibiotici eliminano il batterio ma non neutralizzano la tossina già prodotta. Ne consegue che la mortalità può avvenire anche dopo l’inizio della terapia antibiotica.

Tasso di Mortalità

  • ​Con cure adeguate: il tasso di mortalità globale si attesta tra il 5% e il 10%. 
  • ​Fasce vulnerabili: la letalità sale fino al 20% nei bambini di età inferiore a 5 anni e negli adulti sopra i 40 anni. 

​In assenza di trattamento: Nelle forme respiratorie non trattate con antitossina, la mortalità può superare il 40-50%.

Prevenzione

La prevenzione mediante vaccinazione rappresenta il pilastro della sanità pubblica. Il tossoide difterica è il principale componente immunogenico, ottenuto attraverso l’inattivazione chimica della tossina difterica con formaldeide.

 È altamente immunogenico e sicuro, con efficacia superiore al 95%. 

La schedula primaria consiste in 3 dosi somministrate nei primi 6 mesi di vita, seguite da dosi di richiamo. Viene associato al vaccino antitetanico e pertossico negli adulti ed è contenuto nel vaccino esavalente nei bambini. L’immunità non è permanente; si stima un declino di circa il 10% per anno dopo il completamento della schedula primaria. Pertanto, i richiami decennali sono essenziali per mantenere una protezione adeguata.

Molti adulti pertanto in assenza di richiami vaccinali si devono considerare a rischio, soprattutto se viaggiano in quei paesi in cui la difterite miete ancora numerose infezioni.

La difterite infatti, pur essendo diventata rara nei paesi con elevata copertura vaccinale, rimane una minaccia sanitaria globale in aree con immunizzazione insufficiente. La sua reemergenza sporadica testimonia l’importanza di mantenere elevati livelli di protezione immunitaria nella popolazione. La storia insegna che ogni diminuzione della profilassi vaccinale si accompagna alla ricomparsa di epidemie. La diagnosi clinica rapida e il trattamento tempestivo con antitossina rimangono elementi cruciali per la gestione di questa malattia potenzialmente mortale. 

La vaccinazione universale e i richiami periodici rappresentano gli strumenti più efficaci per la prevenzione globale.

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